PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA A TREVIGLIO - Dott.ssa ELISABETTA GUSMINI

Nel corso della vita molte persone possono vivere momenti dolorosi: la chiusura di una relazione importante, la morte di una persona cara, una malattia, il suicidio…
Il dolore è un’emozione importante per la vita, l’occasione per il raccoglimento, la riflessione, l’interiorizzazione, un’opportunità di prendersi una pausa, prendersi cura di sé, crescere e diventare resilienti.
Il dolore per decantare va attraversato.
Nell’attuale società del benessere però il dolore viene spesso evitato, non mostrato, squalificato. Questo porta spesso a fraintendere tra ciò che è il processo fisiologico di ripresa, di rimarginazione di una ferita e la depressione vera e propria.
COSA è LA DEPRESSIONE PER IL DSM-5 ?
Secondo il DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), un disturbo depressivo maggiore dell’umore, si diagnostica quanto la persona dichiara di presentare, per un periodo di almeno due settimane, quasi ogni giorno, almeno cinque tra i seguenti sintomi:
Umore depresso, per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno (ci si sente tristi, vuoti o
disperati, lamentosi)
Marcata diminuzione di interesse o di piacere per tutte, o quasi tutte, le attività, per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno.
Significativa perdita o aumento di peso o riduzione/accrescimento dell’appetito quasi ogni giorno.
Insonnia o ipersonnia quasi ogni giorno.
Agitazione o rallentamento psicomotorio quasi ogni giorno.
Sensazione di affaticamento o di mancanza di energia quasi ogni giorno.
Sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccessivi e inappropriati quasi ogni giorno.
Ridotta capacità di concentrarsi o indecisione quasi ogni giorno.
Pensieri ricorrenti di morte e ricorrente ideazione suicidaria.
Atri criteri che devono essere soddisfatti per poter dare diagnosi di depressione, sempre in base al DSM-5, sono:
I sintomi causano disagio o compromissione clinicamente significativa in ambito sociale, lavorativo o di altre aree importanti.
L’episodio depressivo non è attribuibile all’uso di particolari sostanze o ad altra condizione patologica
Il DSM-5 invita a distinguere il disturbo depressivo dai sentimenti di vuoto e perdita legati ad un lutto.
DEPRESSIONE E LUTTO: QUALI DIFFERENZE?
Il vissuto prevalente nella depressione è un umore depresso persistente unito ad una incapacità di provare piacere e felicità. Nel lutto prevalgono sentimenti di vuoto e di perdita che si presentano ad ondate e che con il trascorrere del tempio si affievoliscono.
👉 L’umore depresso nella depressione è costante e non legato a particolari preoccupazioni, pensieri o ruminazioni autocritiche o pessimistiche; nel lutto invece è legato al ricordo della persona persa e può essere alternato da emozioni positive.
👉 L’autostima nella depressione è messa a repentaglio da sentimenti di autosvalutazione e disgusto per sé stessi, mentre nel lutto è preservata.
👉 I pensieri di morte nella depressione sono legati a sentimenti di inutilità, senso di essere immeritevoli o incapaci di affrontare il dolore; nel lutto sono generalmente focalizzati sul desiderio di “raggiungere” la persona cara che è mancata.
PSICOTERAPIA STRATEGICA E DEPRESSIONE.
Sebbene in alcuni momenti la vita picchi duro, in un’ottica strategica non si cerca la “causa” che può avere scatenato la depressione, ma si cerca di individuare lo “stile” con cui la persona si relaziona a ciò che è accaduto.
La tendenza principe della persona che soffre di depressione è l’atteggiamento di rinuncia, che a cascata porta con sé altri comportamenti fallimentari. Il senso di impotenza che decreta la resa conferma l’impotenza in un circolo vizioso che porta la persona a vedere solo ciò che non va e a non cimentarsi, con ciò che resta, in nuove iniziative.
La persona perciò rimanda e non prende decisioni. Invece di agire nonostante, attende tempi migliori.
Questo rischia di cronicizzare il malessere dato dalla mancata azione.
Altri comportamenti fallimentari molto comuni sono la delega (agli altri, ai farmaci, ai familiari…) di farli sentire meglio e la lamentela continua circa la propria situazione di malessere, o al contrario la chiusura ermetica in sé stessi.
A tutto ciò può seguire l’abbandono delle amicizie, il calo del desiderio sessuale, la trascuratezza della propria persona, l’inappetenza, diminuzione del tono dell’umore che non permettono alla persona di viver una vita piena, serena ed equilibrata, ma al contrario la pongono nel ruolo della vittima.
COME USCIRE DALLA DEPRESSIONE CON LA PSICOTERAPIA.
Se si è in un tunnel, l’unico modo per venirne fuori è camminare. La terapia serve a questo: a uscire dalla galleria. Come? Durante la terapia mi impegno ad accompagnare con delicatezza e connessione la persona ad attraversare il dolore con strumenti pratici e l’aiuto a compiere piccole e graduali esperienze concrete di cambiamento.
Il lavoro consisterà nell’individuare insieme alla persona quei comportamenti (tentate soluzioni) che sono state messe in campo con l’obiettivo di uscire dal suo stato di prostrazione che si sono rivelate controproducenti.
La meta è la riattivazione delle risorse e l’elaborazione di emozioni quali rabbia, tristezza, senso di colpa, rimpianto e rimorso, unita al ritorno ad una posizione attiva nella propria vita.

Psicologa e Psicoterapeuta
Dott.ssa Elisabetta Gusmini
Dare voce a ciò che senti è il primo passo per stare meglio.
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